Il battaglione 'Monte Pavione' 95^ - 148^ - 149^ compagnia

Una cartolina commemorativa del battaglione

Una cartolina commemorativa del battaglione

IL 1916

Il “M. Pavione” si è costituito a Feltre il 1° dicembre 1915, con le compagnie 148a e 149a, alle quali si è aggiunta, poi, la 95a tratta dal “Feltre”. Dalla sede anzidetta, parte il 10 aprile per trasferirsi in zona di guerra. Nello stesso giorno giunge a Tezze (val Sugana) e l’indomani prosegue per Pieve Tesino ove accantona.
In quei giorni, sulle linee di S. Osvaldo, si pronunciano ripetuti attacchi avversari, precursori della prossima offensiva sugli altopiani, per cui, il battaglione è colà inviato a ricevere il battesimo di fuoco.
Dopo un successivo spostamento a Strigno ed a Roncegno, esso prende posizione a Volto. Al mattino del 21, ingenti forze nemiche, sostenute da fuoco di fucileria e di mitragliatrici, attaccano decisamente, ma la 149a compagnia, caricando alla baionetta, respinge gli Austriaci, infliggendo loro perdite sensibili.
Nei giorni che seguono, i riparti si rafforzano sulle posizioni, consolidandole; il 24 il “M. Pavione” scende a Borgo, destinato a lavori stradali, tra forcella Tesino ed il bivio Malene (cimitero di Pieve Tesino) e tra Fierollo, M. Spiadon e pendici sud – ovest di M. Castelletto.
L’11 giugno torna in trincea a Tambolin di Caldenave ed a Cima Ravetta sostituendovi il “M. Rosa”; il 3 luglio passa al “gruppo Rambaldi”. Allo scopo di attenuare l’urto nemico sugli altopiani, vengono riprese, sul fronte dela 15a divisione, alcune azioni offensive; il “M. Pavione”, muovendo per la forcella di val Losera, procede decisamente alla conquista del cocuzzolo di q. 2034, sul costone che dal Tambolin di Caldenave si protende in direzione nord, fra val Rudole e val Caldenave e, più tardi, con assalto alla baionetta, occupa anche la quota anzidetta.
Dopo aver atteso al rafforzamento delle posizioni, ai primi di settembre assume anche la difesa del Cengello (tra q. 2314 e q. 2444), trascorrendovi il resto dell’anno, senza che abbiano a verificarsi azioni degne di rilievo.

IL 1917

Fino al novembre, il battaglione resta a presidio della consueta fronte, prodigandosi in importanti lavori per consolidare la linea e mantenendovi vivo lo spirito combattivo dei riparti con l’invio frequente di pattuglie verso le opposte trincee.
Sferratasi l’offensiva austro – tedesca sulla fronte Giulia, e resosi necessario l’arretramento della nostra linea sull’altopiano dei Sette Comuni, il “M. Pavione”, l’8 novembre, è destinato al massiccio del Grappa. Esso fa parte del “gruppo Sirolli” al quale è stato commesso il delicato compito di coprire il ripiegamento della 15a divisione. Nella notte sul 10, il battaglione sosta sulla linea Cima di Campo, Col Mangà, Perer, Cima di Lan collegandosi a destra col “Val Brenta” ed a sinistra, sul fiume omonimo, con altri riparti.
La pressione avversaria, il giorno 11, comincia a delinearsi con piccoli scontri nei pressi di Cima di Lan e con forti movimenti di truppa segnalati nella conca di Grigno – Tezze; nel pomeriggio il nemico preme con maggiore insistenza, forti pattuglie provenienti da Castel Tesino, da Arina e da Lamon urtano contro la salda resistenza del “M. Pavione”, che, non solo respinge l’avversario, ma gl’infligge gravi perdite.
Al mattino del 12, forti colonne, incitate dalla speranza di raggiungere la pianura, rinnovano i loro sforzi; nuove e fresche truppe vengono lanciate contro Cima di Campo, ma con estremo valore il “M. Pavione” difende la posizione che non deve abbandonare prima dell’imbrunire: essa rappresenta il perno della difesa di Tezze. Aggrappati al terreno, battuti da raffiche di mitragliatrici, gli alpini resistono disperatamente; verso la 15, caduto Col Mangà, si intensifica il tiro di ogni calibro su Cima di Campo riducendo il numero dei difensori, i quali, privi di munizioni, accerchiati da ogni lato, tentano l’ultima disperata difesa dall’interno del forte, posto sulla icma omonima, al solo scopo, ormai, di ritardare il momento della resa. E solo dopo aver inflitto al nemico nuove perdite sono costretti a cedere.
L’eroico sacrificio del “M. Pavione” consente agli altri riparti del gruppo di effettuare, nella notte, il ripiegamento dapprima su Cismon indi di raggiungere Solagna. Ivi si portano le compagnie 95a e 149a, che, nella stessa giornata del 12, ripiegando da Perer, erano sfuggite alla cattura.
Il 14 il battaglione, raggiunto Cassanego, inizia la propria ricostituzione; il 17, poichè il nemico, con nuovi e disperati attacchi nella val Brenta, tenta di fiaccare la nostra difesa sull’Asolone, sul Grappa e sul Valderoa, il “M. Pavione” si porta ad Osteria la Cibera, quale riserva del III raggruppamento; il 20 si sposta a Casone delle Mure ed a sera va in linea sul M. Valderoa. Breve è la sosta in tale località, perchè gli Austriaci, dopo essersi impossessati di M. Fontana Secca, minacciano la fronte M. Solarolo – M. Fontanel. Il battaglione accorre e si dispone a difesa del tratto tra il forcelletta di M. Fontana Secca e M. Fontanel, destinando sul M. Solarolo e sul M. d’Avien la 149a compagnia in rinforzo al “Val Cenischia”. I riparti, pur sottoposti a ripetute offese, provvedono alla sistemazione difensiva dell’importantissimo tratto assegnato; il 25 l’avversario, dopo breve ma violento fuoco, sferra l’attacco sia sul costone che dal M. d’Avien scende in val Cinespa, sia contro i posti avanzati ad est del detto monte. Contro quest’ultima posizione ha ragione dei piccoli posti della 149a compagnia, purtuttavia dopo breve lotta, viene subito ricacciato. Il giorno successivo gli alpini, ritirati dalla prima linea, discendono a Casone delle Mure.
Il 7 dicembre il “M. Pavione”, che con l’arrivo dei nuovi complementi ha potuto riorganizzarsi, si trasferisce ad immediato rincalzo del “Val Maira”, alla testata della val Calcino, ove un’altra e più temibile minaccia dell’avversario lo richiama a nuovi cimenti.
Fin dalle prime ore dell’11, infatti, è incominciato il tiro delle artiglierie nemiche, con maggiore intensità su q. 1601 del Solarolo ed in fondo val Calcino; verso mezzogiorno, forti colonne attaccano decisamente la linea Col dell’Orso – M. Solarolo, ma vengono nettamente respinte dall’eroica resistenza dei nostri. Arrestato nel primo tratto, il nemico preme sul M. Spinoncia, i cui difensori sono ben presto travolti e si volge poi in val Calcino, dove accorre il “M. Pavione” col duplice compito di rincalzare il “Val Maira” e di sbarrare le provenienze della valle, divenute pericolosissime per la caduta dello Spinoncia.
Saldo sulle difese, battuto da violenti raffiche di mitragliatrici, il battaglione contende il passo al nemico.
Nelle prime ore del 12, col favore della nebbia, si cerca di effettuare un’operazione di sorpresa contro il predetto monte, ma le pattuglie, avvistate dalle vedette e fatte segno a vivo fuoco, debbono arrestarsi.
Gli alpini del “Val Maira” e del “M. Pavione”, dopo aver di nuovo tentato di far volgere la sorte in loro favore, verso il saliente di M. del Tas, debbono subire nuovi assalti che durante l’intera giornata si ripetono senza tregua.
Al mattino del 13, il bombardamento riprende violento, investendo tutto il tratto della fronte che da Stalla Col dell’Agnella, per M. Solarolo, scende in val Calcino; purtuttavia gli alpini, decimati, si sostengono sulle posizioni. Mentre sul M. Fontanel il “Val Cenischia”, semidistrutto ed in parte tagliato fuori, è costretto a ritirarsi sulle pendici del M. Valderoa, in val Calcino il “M. Pavione” si accanisce per l’intera giornata in saguinosi corpo a corpo e, sbarrando la via al nemico, ancora una volta afferma l’eroico motto “di qui non si passa”.
L’olocausto del battaglione è consacrato dal bollettino del Comando Supremo e dalla motivazione della medaglia d’argento.
Nella stessa sera del 13, esso viene fatto ripiegare sulle posizioni di seconda linea tra Casone Boccaor e Casone delle Mure, finchè il 19 scende a Paderno d’asolo per ricostituirsi.

IL 1918

Il 1° gennaio il “M. Pavione” si sposta a sud di Liedolo (regione Borgofuso – Serraglio) e nella notte sul 9 inizia il movimento per tornare in trincea; dopo aver sostato ad Archeson, il 12 sostituisce i fanti del 23° reggimento nel tratto: costone di M. Valderoa – fondo val Calcino. Nei giorni 14 e 15, tenta, unitamente al “Cividale”, al “Val Cenischia” ed a riparti di fanteria, di riconquistare il M. Valderoa, ma gli alpini giunti sulla cima, sono costretti a ripiegare causa la reazione avversaria e le gravi perdite subite.Il 27 gennaio, dopo aver provveduto al rafforzamento delle difese, il “M. Pavione” scende a Ca Faliér e dopo aver fruito di un turno di riposo, il 13 febbraio torna in trincea sul costone orientale del M. Valderoa. Il 1° marzo, destinato con gli altri battaglioni del gruppo (4°) alla dipendenza della 1a armata, per S. Liberale, Onè di Fonte, Ca Faliér giunge il 4 a Bassano; prosegue l’indomani per Piovene ed il 10 occupa la seconda linea di difesa alle pendici sud di M. Cengio passando alla dipendenza del comando settore Astico – Caviogio (9a divisione). Il 27 marzo scende a Maglio ove inizia importanti lavori. Il 18 aprile torna a presidio della linea arretrata nel predetto settore ed il 15 luglio assume la difesa della prima linea: la Montagnola – qq. 552, 817, 850 – pendici del Priaforà (sottosettore Riofreddo). Il 29, si sposta, destinato alle posizioni di M. dei Calgari, da Mlagarini a M. Gamonda, distaccando la 95a compagnia a M. Pelle a rincalzo del “Feltre”.Il 30 agosto, riparti arditi del battaglione svolgono efficace azione dimostrativa su Laghi, assecondando le operazioni della 69a divisione. La resistenza e le opere difensive del nemico non consentono ai riparti d’impegnarsi a fondo e di conseguire alcun successo. Il 20 ottobre il “M. Pavione”, dopo aver atteso ad importanti lavori di rafforzamento ed alla consueta attività di pattuglie, scende a Maglio e, dopo un rapido riordinamento dei riparti, muove, su autocarri, alla volta di Avio; il 22 sale sul Coni Zugna ed ivi attende, nell’imminenza dell’offensiva finale, al miglioramento delle difese. Il 1° novembre, in base alla situazione generale del nemico in ritirata, scende a S. Margherita ed il giorno successivo inizia l’avanzata.
Alle 15 gli alpini muovono, da Serravalle, all’attacco delle ben salde difese avversarie; incontrano, però, forte resistenza. Mitragliatrici piazzate sulla destra dell’Adige, nel fondo valle, e sul costone che dallo Zugna scende a nord di Marco, battono con preciso fuoco i nostri, ostacolandone i movimenti.
Entrate in azione le nostre batterie, viene rinnovato con maggior vigore l’attacco; travolta la resistenza nemica, gli alpini, che già erano riusciti a penetrare nella linea d’osservazione, si lanciano avanti e sotto il tiro di fucileria, superano i reticolati ancora intatti piombando sugli Austriaci, che disordinatamente ripiegano; con celere marcia occupano, poi, Rovereto.
Nella notte sul 3 il “M. Pavione” raggiunge Calliano e dopo aver travolto le successive resistenze, punta su Trento, giungendovi nelle stesso giorno. Il 4 si trasferisce a Grumo ed a S. Michele ove sosta per il concluso armistizio.

RICOMPENSE

MEDAGLIA D’ARGENTO

Il battaglione M. Pavione, con ferrea tenacia e con superbo valore, per tre giorni consecutivi resisteva all’impeto di una intera divisione nemica, saldamente tenendo, con l’eroico sacrificio de’ suoi alpini, le tormentate trincee che gli erano state affidate. – Contrattaccando in ogni sera, con manipoli di prodi, riusciva ad inchiodare l’invasore sulla linea che la Patria aveva additata per l’estrema resistenza. (Val Calcino, 11 – 13 dicembre 1917)“.

(Boll. Uff., anno 1920, disp. 47)

CITAZIONI SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO.

BOLLETTINO DI GUERRA N. 935 (15 dicembre 1917, ore 13).

“Nella giornata di ieri, la battaglia tra Brenta e Piave è continuata accanita. La lotta delle artiglierie, che nella notte si era ripetuta ad intervalli, all’alba venne ripresa violenta e continuò ininterrotta: nelle prime ore del pomeriggio l’avversario lanciò all’attacco le sue masse di fanteria. In regione di Col della Berretta, per quanto una nostra cotroffensiva locale di alleggerimento, riuscita a raggiungere due volte la cima di M. Pertica, avesse richiamto numerose forze nemiche da quella parte, l’urto avversario si abbattè violentissimo su Col Caprile e sul versante sud del Col della Berretta: venne sostenuto dai nostri e nettamente respinto con contrattacco con gravi perdite per il nemico. L’avversario, che non aveva mai rallentato l’intenso bombardamento dei rovesci delle nostre posizioni, rifatta la preparazione d’artiglieria e rinnovate le forze, verso sera ripeteva l’attacco riuscendo a raggiungere Col Caprile. Le nostre truppe si affermavano su posizione di poco retrostante. La notte arrestava il combattimento.
Alla testata del saliente di M. Solarolo, l’avversario attaccò in forze alle 12,30 appoggiato da azione secondaria diretta sul Col dell’Orso e sostenuto da grande spiegamento di fuoco d’artiglieria avviluppante la nostra linea. Venne respinto con contrattacco che gli inflisse gravi perdite. Riattaccò alle ore 16 con truppe fresche, ma un nuovo nostro contrattacco l’obbligò ad indietreggiare ed a sospendere per la giornata le azioni di fanteria.
Il contegno delle nostre truppe della 4a Armata nella lotta che da quattro giorni si svolge asprissima e cruenta tra Brenta e Piave, è pari alla grandezza dell’ora. Nella resistenza opposta al nemico al saliente del M. Solarolo si distinsero i riparti delle brigate Ravenna (37° – 38°), Umbria (53° – 54°), Campania (135° – 136°), e del 3° Raggruppamento Alpini (Battaglione Val Maira – M. Pavione – Monte Arvenis – Val Cismon – Val Camonica – Val Cenischia – Feltre – Cividale). Fra essi meritano l’onore di speciale menzione il II° Battaglione del 38° Fanteria, il III° Battaglione del 53° Fanteria, il Battaglione Alpini Monte Pavione, ed il Battaglione Alpini Val Maira che sul fondo di Val Calcino sbarrando la via al nemico col glorioso sacrificio, ha affermato ancora una volta l’eroico motto “di qui non si passa” insegna a vanto degli alpini nostri”.

Generale DIAZ.

COMUNICATO ANNESSO AL BOLLETTINO DI GUERRA N° 1266 (3 novembre 1918).

Tutta la fronte si muove in avanti. Anche tra l’Astico ed il Tonale le prime formidabili linee nemiche sono superate dalle nostre avanguardie. Truppe della 7a Armata scendendo dal Tonale in Val Vermiglio, risalgono il solco delle Giudicarie, scavalcano la dorsale di M. Pari per scendere nella conca di Riva. Su Riva puntano pure dalle pendici dell’Altissimo e da Mori elementi dell’ala sinistra della 1a Armata. Nell’abitato di Mori retroguardie avversarie si sono difese a lungo, disperatamente, di casa in casa, ma già sono soverchiate.
Nel pomeriggio di ieri il XXIX Reparto d’assalto e il 4° Gruppo alpini (Battaglioni M. Pavione, Monte Arvenis, e Feltre), spezzato con rapido e brillante attacco lo sbarramento nemico di V. Lagarina, nei pressi di Marco, e travoltine i difensori nonstante l’accanita resistenza e la intensa pronta reazione dell’artiglieria nemica, si son lanciati innanzi per la sinistra Adige. Alle 20,45 entravano in Rovereto e l’occupavano catturando varie centinaia di prigionieri fra i quali il Colonnello comandante del 36° Regg. Schutzen e decidendo anche la sorte di riparti di Kaiserjager, di Kaiserschutzen e di Standschutzen tirolesi e di Schutzen ruteni che hanno difeso fino all’estremo la Vallarsa e che ripiegano dal Pasubio e dal Col Santo incalzati dalle nostre avanguardie.
Squadroni di cavalleggeri d’Alessandria (14°) sono lanciati sulla via di Trento. Battaglioni della 4a Brigata bersaglieri hanno espugnato il fortino di Griso e infrante le difese del Passo della Borcola, aprendo la Val di Terragnolo. E altre colonne s’addentrano tra le montagne di V. Posina e di Val d’Astico. Monte Campo Molon e Monte Verena, dove sorgevano le difese dell’antica frontiera, sono sorpassati. Lungo ambo i fianchi della Val d’Assa, per l’Osteria del Termine e per Monte Rovere, truppe della 6a Armata avanzano su Caldonazzo. La conca di Tesino è stata occupata. In Val Suguna tra Ospedaletto e Castelnuovo, è stata infranta la resistenza di un grosso distaccamento di fanteria. Una batteria che cooperava alla difesa è stata catturata. La marcia procede rapidissima. Perchè sia più spedita si trascura per il momento la raccolta delle artiglierie abbandonate dal nemico e delle mitragliatrici rimaste in postazione nelle caverne e nelle trincee. Nelle regioni di Feltre e Belluno tre centri di resistenza nemici erano ancora attivi ieri sera; a Ponte della Serra in Val Cismon, a nord ovest di Pedavena e a nord di Mis nella Val del Cordevole dove forti retroguardie, appoggiate da numerose mitragliatrici e da artiglieria di piccolo e di medio calibro si difendono strenuamente. Nostre colonne inviate ad aggirare questi nuclei di resistenza stanno raggiungendo i loro obiettivi.
Nella pianura la cavalleria, sempre pari alle sue tradizioni gloriose, coglie nuovi allori. Fin dalla sera del 1° novembre, vinte le resistenze opposte da nuclei di mitragliatrici e da reparti di assalto appoggiate da numerose batterie anche di medio calibro, le divisioni del corpo di cavalleria hanno varcato la Livenza e occupato Pordenone. Superate nella giornata del 2 altre nuove resistenze accanite a Castel d’Aviano, a S. Martino, a S. Quirino, a Roveredo in Piano e innanzi a Cordernons hanno raggiunto il Tagliamento da Pinzano al ponte di Casarsa, l’hanno anche varcato in più punti. Il nemico oppone resistenza in teste da ponte da lungo tempo apprestate dinanzi al ponte di Bonzicco e ai ponti di Casarsa. Gli episodi di valore sono innumerevoli. La 2a Brigata – Regg. Genova cavalleria (4°) e Lancieri di Novara (5°) – già immortalatasi or è un anno a Pozzuolo del Friuli, il 31 ottobre, con brillanti cariche ha assicurato alle truppe retrostanti il ponte sulla Livenza di fronte a Fiaschetti. Il 2 novembre il reggimento cavalleggeri di Saluzzo (12°) informato dai suoi esploratori della presenza di fanteria e di artiglieria nemiche in posizione ad ovest di Tauriano, le ha caricate impetuosamente, circondate e annientate. Rimasero nelle mani dei cavalleggeri una batteria da campagna, sei mitragliatrici e 300 prigionieri in gran parte feriti. Contemporaneamente la 6a Brigata – reggimenti Savoia cavalleria (3°) e Lancieri Montebello (8°) – penetrava a viva forza in Spilimbergo catturando prigionieri, cannoni, armi diverse, ingente quantità di munizioni e di materiale e un treno carico di vettovaglie. Le batterie a cavallo hanno dovunque concorso efficacemente alle azioni della cavalleria. Anche la 10a Armata ha raggiunto il Tagliamento e pure al Tagliamento stanno per arrivare le truppe della gloriosa 3a Armata.

Si ringrazia l’Associazione Storico Culturale Fronte del Piave